Ambiente e natura

Musica e solidarietà con il gruppo guidato da Beppe Carletti

Nomadi per gli indios

di Roberto Pivetti

Foto Beppe Vezzelli

Dicendo rock impegnato si pensa subito ai Nomadi, l'unico gruppo che da più di trent'anni ha fatto dell’impegno sociale un modo di essere, una ragione di vita. E lo hanno dimostrato ancora una volta accettando l’invito di Amazzonia 90, che ha organizzato per la sera di Pasqua un concerto di beneficenza per finanziare le opere dell’associazione in Brasile. Il concerto ha richiamato al PalaPanini di Modena più di duemila persone ed ha permesso di raccogliere quasi venti milioni di lire. Beppe Carletti prima del concerto risponde alle nostre domande. Dopo tutti questi anni dove trovate ancora gli stimoli per coniugare musica e solidarietà? "Mancanza di stimoli? E perché dovremmo averne? Io mi sto divertendo più adesso di quando abbiamo cominciato. Anche se oggi il mondo si regge su valori diversi dai miei, mi emoziono ancora ogni volta che vedo gente ai nostri concerti. E noi non andiamo in televisione a farci pubblicità". Cosa vi ha spinto a fare questo concerto? "Conosciamo le iniziative e gli scopi di Amazzonia 90 già da tempo – afferma Beppe Carletti – tanto che nei concerti che facciamo in zona sono sempre presenti con uno stand informativo. Siamo diventati amici, e così quando ci hanno proposto di cantare per loro abbiamo accettato volentieri". Vi siete mossi spesso per le popolazioni del Centro e Sudamerica, c’è un motivo particolare? "Ma forse è perché in quella parte del mondo ci sono più problemi che altrove. Penso al Chiapas o a Cuba, dove siamo stati di recente con Jovanotti. Ma siamo stati anche in India o in Palestina, andiamo un po’ dappertutto, dovunque ci chiamino, non facciamo preferenze. L’importante, quando si va in posti del genere, è partire con la consapevolezza e la voglia di informarsi, di cercare di capire perché accadano certe cose. Se tu riesci a capire gli altri forse riuscirai a capire meglio anche te stesso. Il mondo della musica è molto particolare, a modo nostro riusciamo a fare solidarietà divertendoci, anche se tutte le spese che sosteniamo per i nostri viaggi sono totalmente a nostro carico, non prevedendo sponsorizzazioni di alcun tipo. In fondo quello che facciamo è poca cosa, ed è tutto merito del nostro pubblico che continua a seguirci". C’è una canzone in particolare che dedicate al progetto "Una foresta per la vita"? "Certo, è Ricordati di Chico, il brano che abbiamo composto qualche anno fa ispirato alla vicenda di Chico Mendes, il sindacalista brasiliano ucciso dai latifondisti. Mi sembra che questa sia proprio l’occasione adatta. Mi auguro anche che quanto prima andremo in Brasile per vedere di persona quanto stanno facendo laggiù gli amici di Amazzonia 90". Come mai per queste cause si mobilitano di più gli artisti e gli sportivi che non i politici? "Si vede che i politici hanno altre cose da fare. Al di là di questo credo che nella nostra società musicisti e sportivi siano privilegiati, e che sia un dovere per chi è privilegiato darsi da fare per chi non lo è. A un certo punto della tua vita, quando ti senti realizzato in quello che fai ed hai potuto constatare di persona che tanta gente nel mondo sta peggio di te, il minimo che puoi fare è aiutare chi ne ha bisogno". Quale sarà la prossima tappa del vostro percorso? "Non lo so ancora, per adesso pensiamo all’Amazzonia. Domani chissà".

Amazzonia 90 tenta di salvare gli indios dallo sterminio

Genocidio silenzioso

Un villaggio turistico in costruzione nella foresta vuole offrire un lavoro agli indios per evitare che siano spinti nelle grandi città dove muoiono in miseria.

In America Latina si sta compiendo un genocidio silenzioso, che uccide più di tutti i conflitti in corso sull’intero pianeta. È lo sterminio degli indios, che dalla foresta amazzonica si spostano in massa verso le città attirati dal mito della ricchezza e delle comodità. Una volta arrivati però, l’unico aspetto cittadino che conoscono è quello delle favelas. Per contrastare questo fenomeno è nata nel 1991 la cooperativa Amazzonia 90. "Gli indios arrivano in città attirati dal miraggio dei soldi e delle agiatezze che la foresta non può offrirgli – afferma Giovanni Pradelli, segretario dell’associazione – ma, sprovvisti di ogni capacità lavorativa, finiscono fatalmente nelle favelas in condizioni igieniche e sociali spaventose, dove muoiono a migliaia nell’indifferenza generale. Il nostro obiettivo è quello di fermare l'esodo degli indios verso le città trattenendoli nella foresta dove sono sempre vissuti dignitosamente, dando loro concrete opportunità di lavoro, coinvolgendoli e valorizzando le loro risorse. Ad 80 chilometri da Manaus, su di un’area di 900 ettari donata dallo stato brasiliano, l’associazione sta costruendo il primo villaggio turistico immerso nella foresta amazzonica. Un’opera che a prima vista può ricordare le cattedrali nel deserto, ma che non è priva di logica. "Il turismo – afferma Pradelli – è sicuramente la fonte di reddito più interessante per gli indios. La foresta può dare ricchezza anche senza essere depredata e devastata, grazie al turismo eco-compatibile che può creare molti posti di lavoro, oltre a salvaguardare uno dei patrimoni ambientali più importanti al mondo.

Parallelamente a quello del villaggio turistico, Amazzonia 90 sta portando avanti il progetto denominato "Una foresta per la vita", che prevede la creazione del Parco Naturale del Rio Jaù, un immenso polmone verde di più di due milioni di ettari (quanto l’intera Emilia Romagna). Entro il 1999 saranno istituite due aree di protezione della foresta tropicale, una in Amazzonia ed una in Costa Rica. La salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità, l’opportunità di uno sviluppo sostenibile per le popolazioni locali sono gli obiettivi che hanno spinto l’associazione ambientalista brasiliana Vitoria Amazonica, Amazzonia 90 e le Guardie G.E.V. a promuovere la raccolta di fondi. Per aderire basta sottoscrivere una quota minima di 10.000 lire.

INFO
Amazzonia 90
Largo A. Moro, 1 - Modena
Tel. 059/238029
Per contributi:
c/c bancario n° 802793 Banca Popolare dell’Emilia Romagna – Modena sede
c/c postale n°10322410 intestato a "Una foresta per la vita"

 Altre informazioni sul concerto dei Nomadi e sulle iniziative di Amazzonia '90 all'interno del numero di Modena Amica in edicola.

UNA FORESTA PER SEMPRE

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