RELAZIONE SULLO SVOLGIMENTO DELLA ESERCITAZIONE REGIONALE DI PROTEZIONE CIVILE "NETTUNO".

Province di Bologna, Ravenna, Forlì, Ferrara, Rimini.

 

 

Nei giorni 2, 3 e 4 ottobre 1998 si è svolta l’esercitazione regionale di Protezione Civile denominata "Nettuno" che intendeva sperimentare il livello di preparazione esistente all’interno delle Consulte del Volontariato delle province partecipanti e la loro capacità di operare con gli organi istituzionali in caso di emergenza.

Nella fattispecie lo scenario prevedeva che, dopo giornate di intense precipitazioni, i corsi d’acqua facenti parte del bacino del fiume Reno si trovassero a forte rischio di tracimazione con conseguenti danni facilmente immaginabili e già sperimentati dalle locali popolazioni in occasione degli eventi alluvionali dell’ottobre 1996.

In qualità di osservatore accreditato presso il servizio regionale di Protezione Civile ho avuto la possibilità di seguire lo svolgersi della esercitazione nella giornata di sabato 3 ottobre 1998 compiendo un itinerario, predisposto dalla Amministrazione, che mi ha portato, assieme ad un gruppo di altri visitatori, ad essere presente sui luoghi e nei momenti più rilevanti della "Nettuno".

La visita è partita dal C.O.R di via Silvani a Bologna, dove gli osservatori si sono ritrovati alle ore 08.00 del 3 ottobre, accolti dall’ing. Egidi che ha brevemente illustrato tempi, modi e obiettivi della esercitazione, invitato gli intervenuti a registrarsi e distribuito materiale illustrativo inerente alle attività che sarebbero state seguite.

Alle ore 08.45 il gruppo di osservatori (composto da funzionari delle regioni Marche, Toscana, Sardegna e da rappresentanti delle FF. AA. e dell’arma dei Carabinieri oltre che dal sottoscritto e da Alfredo Torelli, vice presidente della C.P.V.P.C di Modena) è stato imbarcato su un pullmann da turismo alla volta di Tresigallo (FE).

Giunti a Tresigallo, abbiamo avuto la possibilità di visitare il deposito di macchinari e pompe idrovore che il Servizio Regionale di Protezione Civile tiene stoccati in un magazzino appositamente predisposto.

Il funzionario responsabile della struttura ci ha condotti in visita guidata e ci ha illustrato le modalità di impiego delle attrezzature presenti e le loro principali caratteristiche tecniche.

Il tutto ha richiesto circa una mezz’ora di tempo, anche a fronte della scarsa varietà dei materiali presenti.

Partiti alle ore 10.45 circa ci siamo diretti a Malalbergo (BO) dove ci è stato dato esempio di una nuova tecnica destinata a sostituire le tradizionali coronelle di sacchi utilizzate per prevenire le travalicazioni degli argini: si tratta di una serie di moduli componibili della forma di parallelepipedo di m. 5x1x1 i quali possono essere trasportati, all’occorrenza, sul luogo dell’emergenza e riempiti di sabbia e/o ghiaia in modo da stabilizzarli.

I suddetti moduli possono, quando il loro utilizzo sia terminato, essere svuotati, puliti, asciugati e riposti dopo che siano stati piegati "a libro".

Ci è stata data dimostrazione pratica sul loro uso e sulle varie tecniche di disposizione a cura di funzionari e collaboratori professionali della Regione.

A Malalbergo abbiamo speso circa una mezz’ora e siamo ripartiti in direzione di Villafranca (FO) dove era stato edificato un campo base.

Siamo giunti a Villafranca alle 13.30 e abbiamo potuto dare una sbrigativa occhiata al campo che trovava ubicazione su di una aviosuperficie: l’impressione generale è stata buona, la struttura mi è parsa ben ordinata e disposta secondo un modello razionale.

A Villafranca abbiamo consumato il pasto all’interno del capannone-mensa della Consulta di Rimini e, nel giro di una quarantina di minuti, ci siamo reimbarcati sul pullmann alla volta di località Caserme di Villafranca.

A Caserme si è svolto quello che senza dubbio è stato il pezzo forte della esercitazione: si è proceduto allo sbarramento del torrente Monzone mediante l’abbassamento di una chiusa così da simulare l’ostruzione della stessa da parte di un ostacolo sommerso.

In poche ore il livello dell’acqua è salito a livello di guardia ed è stato allora che i volontari locali hanno provveduto alla stesura di saccate e alla messa in opera di pompe idrovore.

Contemporaneamente, una squadra di sommozzatori scendeva nel Monzone per liberare l’ostruzione mentre dall’alto un elicottero dei Vigili del Fuoco monitorava l’evolversi della situazione.

A contorno di ciò si simulava lo spegnimento di un principio di incendio su un cavo arginale a cura di un mezzo delle Misericordie locali.

Questa parte della visita è stata pienamente soddisfacente e ha impressionato la presenza di una grande varietà di mezzi e di strutture di notevole efficienza.

Ho notato con piacere l’elevato grado di sicurezza delle attività, con mezzi di soccorso sanitario sempre a portata di voce e addetti al servizio di salvataggio in acqua pronti ad intervenire in caso di necessità.

Lodevole mi è parso il coordinamento di tutte le associazioni presenti che hanno svolto ognuna il compito assegnato senza apparenti interferenze: la dimostrazione di Caserme ha richiesto all’incirca un’oretta di tempo e tutto è parso funzionare senza intoppi.

Alle ore 16 circa siamo quindi ripartiti alla volta del C.O.R di Bologna per concludere la visita.

Nel complesso mi è parsa apprezzabile la presenza di una notevole quantità di attrezzature e di mezzi di pronto intervento in alcuni casi molto simili a quelli con i quali siamo abituati ad operare all’interno della nostra Consulta: limitatamente a Caserme, significativa mi è apparsa anche la professionalità dei volontari locali che hanno mostrato di aver raggiunto un buon grado di confidenza con le strutture a propria disposizione.

Non ho, di per contro, avuto la possibilità di notare una buona partecipazione da parte della componente istituzionale: fatta eccezione per il già citato elicottero dei VV. FF. non ho visto mezzi e uomini di corpi professionali o di autorità locali impegnati attivamente nella esercitazione se non in qualità di osservatori a loro volta...

Naturalmente il mio giudizio sull’argomento non può essere esaustivo in quanto non ho avuto materialmente la possibilità di vedere tutti i particolari dell’esercitazione ma soltanto di assistere ad alcune sue fasi salienti.

Diciamo, però, che da questo punto di vista mi sarei aspettato qualcosa di meglio.

In conclusione mi sento di poter dire che, anche se l’inizio della visita è sembrato sia a me che agli altri osservatori piuttosto deludente, l’impatto con il campo di Villafranca e con la simulazione di Caserme è stato ampiamente positivo e ci ha ripagati di tutto quello che avremmo voluto vedere ma che ancora non ci era stato mostrato.

Ne ho, insomma, ricavato una impressione di sistema integrato di Protezione Civile in crescita, di un buon livello di preparazione diffuso tra i volontari e di un positivo clima permeato di spirito di aggregazione: non ancora tutto è perfettamente organizzato ma la crescita è visibile (ad esempio in confronto alla esercitazione "Valconca Uno" di S. Giovanni Marignano del 1996); mi sento di esprimere qualche riserva soltanto sulla scarsa presenza di organi istituzionali visibilmente impegnati nelle attività, impressione che (come ho detto) potrebbe essere stata fuorviata dalla forzosa frammentarietà della mia ispezione ma che ha suscitato in me qualche inquietudine.

Nonostante ciò, il giudizio che esprimo sulla "Nettuno" è sostanzialmente positivo, anche se si tratta di una promozione non a pieni voti; sicuramente il tempo contribuirà a perfezionare i meccanismi e le sinergie delle Consulte dell’Emilia Romagna così da consacrare definitivamente il ruolo del volontariato di Protezione Civile anche agli occhi dei suoi attuali (per fortuna pochi!) detrattori.

 

Riccardo Bandieri.

 

PROTEZIONE CIVILE

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