5 giugno 2001   

Giornata Mondiale dell’Ambiente

Proposta per il pagamento del debito di CO2 della Provincia di Modena
in attuazione dell’Agenda 21 locale e dei protocolli di Kyoto.

 

Premessa

Il 5 giugno 1998 in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Consiglio Provinciale in seduta straordinaria approvò la proposta di un documento intitolato “ Cambiamenti climatici in corso e riduzione delle emissioni di gas serra: linee programmatiche di intervento della Provincia di Modena.”

In questo documento si ricorda che l’accordo di Kyoto impegnava i Paesi dell’Unione Europea a diminuire dell’8% rispetto al 1990 le emissioni in atmosfera di gas serra entro il 2008.

L’impegno preso dall’Italia e quindi fatto proprio dalla Provincia di Modena è stato di ridurre le emissioni sul suo territorio di almeno il 6% rispetto al 1990, entro il 2010.

 

Fra gli impegni presi in quel documento vi è “Il rafforzamento delle iniziative già attivate in Paesi in via di sviluppo utili al fine di aumentare e tutelare le foreste con accreditamento delle riduzioni ottenute sulle emissioni di anidride carbonica, come previsto dall’emendando Programma Ministeriale per il raggiungimento degli obbiettivi fissati a Kyoto.

 

Il 2 dicembre 2000 è stato presentato “il bilancio serra della provincia di Modena 1990-1999” dove si conferma che purtroppo il territorio modenese sta continuando ad incrementare le emissioni di anidride carbonica, anzichè ridurle. L’incremento nel periodo di tempo indicato è stato infatti di ben il 9.3%, sarà quindi un impegno molto arduo riuscire entro la fine del decennio a ridurre le emissioni della quota prevista più quella nuova prodotta..

Questo dato sconfortante non deve però esimerci dal cercare di rispettare gli impegni presi.

 

L’amministrazione della Provincia di Modena tramite i suoi Assessorati, in particolare il Settore Tutela dell’Ambiente e Difesa del Suolo hanno promosso varie iniziative per consentire la predisposizione di programmi di riduzione da parte di tutti gli “attori” in grado di decidere e finanziare, e ha sostenuto iniziative di collaborazione e cooperazione a livello internazionale in campo ambientale sostenendo il progetto della Guardie Ecologiche Volontarie “Una Foresta per la Vita” che tra l’altro ha permesso di acquisire e trasformare in aree protette lembi di foresta in rigenerazione in Costa Rica e Amazzonia.

 

Le due linee di intervento, riduzione locale delle emissioni e promozione della riforestazione a livello locale e nei Paesi tropicali non sono disgiunte, ma si muovono in direzione di un unico obbiettivo, fermare i cambiamenti climatici e garantire uno sviluppo sostenibile.

 

Con questo documento si vuole fornire una serie di dati e si vuole proporre un intervento che permetta di ottemperare almeno in parte gli impegni di Agenda 21 e degli accordi di Kyoto da parte della nostra Provincia.

Ci si riferisce al riconoscimento di almeno parte del debito di gas serra da noi prodotti a Paesi tropicali che hanno foreste in grave pericolo di distruzione e che in questo modo vedono da un lato la possibilità di far sopravvivere questi ecosistemi così importanti per la vita sulla Terra e dall’altro di veder riconosciuto il ruolo specifico che queste foreste hanno nell’assorbire grandi quantità di anidride carbonica, uno dei principali gas responsabili del riscaldamento del pianeta attraverso il pagamento di servizi ambientali (PSA) che esse svolgono.

Alcuni dati

 

La situazione in Provincia di Modena

Con una superficie di 269.000 ettari la Provincia di Modena ha avuto nel 1999 (ultimi dati riferibili) una produzione di 8.138.434 di tonnellate di CO2 equivalente. In 10 anni abbiamo avuto un incremento in produzione di CO2 del 9.3% nonostante vi sia stato un aumento del 4.3% di area forestata.

 

Rapportando questo dato a quello della popolazione modenese, risulta che ogni cittadino della nostra Provincia è “responsabile” per la produzione di 13.5 tonnellate del gas/anno, pari a circa 37 kg/die. All’uomo rimuovere questo gas dalla troposfera costerebbe 10 dollari /tonnellata (stima Caltech).

 

Le foreste, come è noto, attraverso il fenomeno della fotosintesi assorbono CO2 fissandola nel legno a costo zero! Si calcola che mediamente un metro cubo di legname fresco equivalga a 1,19 t di CO2 fissata e che pertanto, un ettaro di bosco (con mediamente 300 alberi di medio fusto) possa assumere circa 5 tonnellate di CO2/anno (stime più ottimiste ma non verificate stimano fino a 14-15 tonnellate /ettaro).

La nostra Provincia può vantare attualmente circa 65.000 ettari di superficie boscata, pari al 24% del territorio e quindi la fissazione ad opera dei nostri boschi è circa 325.000 tonnellate/anno.

 

Il nostro disavanzo di CO2 è quindi di 7.813.000 t/anno, ciò significa che per fissare tutta la nostra produzione di CO2 la superficie boscata della provincia di Modena dovrebbe essere quasi sei volte il territorio di tutta la Provincia e cioè ogni abitante a fronte di 0.1 ettaro di bosco che ha attualmente a disposizione, ne avrebbe bisogno di 2,6 ettari!

 

 

Il ruolo delle foreste tropicali

 

Poichè nell’atmosfera non esistono confini questo significa che buona parte della nostra produzione di CO2 viene fissata altrove. A parte il ruolo svolto dagli oceani, un determinante contributo in questo senso viene dato dalle foreste tropicali.

Purtroppo attualmente le foreste tropicali ancora presenti nel mondo sono disboscate al ritmo di 17-19 milioni di ettari/anno, solo in Amazzonia lo scorso anno sono stati deforestati 2 milioni di ettari, pari quasi alla superficie della regione Emilia Romagna. Si prevede che con i ritmi attuali il 42% del bacino amazzonico sarà deforestato entro il 2020.

La foresta amazzonica da sola sarebbe in grado (se sopravviverà!) di trattenere da 200 a 300 milioni di tonnellate di CO2/anno. Se l’uomo smettesse di colpo di produrre CO2 per utilizzo di combustibili fossili, la foresta tropicale sarebbe in grado di continuare a rimuoverla per l’atmosfera per più di 100 anni.

Ma il ruolo riconosciuto di queste foreste non si limita alla sottrazione di gas serra, partecipano anche al controllo mondiale del clima attraverso il ciclo dell’acqua, e costituiscono la più grande banca di biodiversità di questo pianeta.

 

PERMETTENDO LA SOPRAVVIVENZA DELLE FORESTE TROPICALI NON COMPIAMO UN GESTO ALTRUISTICO MA PAGHIAMO UN DEBITO DOVUTO!

QUESTO DEBITO DEVE ESSERE QUINDI QUANTIFICATO E DOVREBBE ESSERE PAGATO AI PAESI CHE SI IMPEGNANO A CONSERVARE LE PROPRIE FORESTE!

 

Cosa può fare la Provincia di Modena?

I calcoli seguenti costituiscono un esercizio teorico che in ogni caso può costituire una oggettiva piattaforma per il calcolo del pagamento del debito di CO2 ai Paesi che conservano foreste tropicali.

 

Se la Provincia di Modena volesse mantenere l’impegno a diminuire del 6.5% la produzione di CO2 rispetto ai dati del 1990 questo ammonterebbe a 48.399 tonnellate di gas.

Se si riuscisse per lo meno ad abbattere la produzione del 50% di tale quantità attraverso il controllo delle sorgenti stesse (cosa molto ottimistica, visto l’andamento!) attraverso strategie attuate nei vari settori, energetico, trasporti, gestione dei rifiuti, zootecnico, rimarrebbero in ogni caso un eccesso di 24.200 tonnellate/anno.

 

Se si volesse far assorbire dalle foreste questa quantità di gas, sarebbero necessari, con la stima di 5 tonnellate/ettaro almeno 9680 ettari di nuovo bosco. Considerando che in Provincia di Modena le aree boschive sono aumentate di 3650 ettari nel decennio 1990-99 (non dimentichiamo che nello stesso periodo la produzione di CO2 è ciononostante aumentata del 9.3%), possiamo (ottimisticamente) pensare che entro il 2010 una area altrettanto vasta possa sommarsi all’attuale superficie boschiva. Rimangono come differenza circa 6000 ettari di foresta di cui avremmo bisogno per ottemperare i nostri impegni di riduzione di CO2.

 

Visto l’impegno preso dal Consiglio Provinciale per un possibile accreditamento delle riduzioni ottenute sulle emissioni di anidride carbonica, con il rafforzamento delle iniziative già attivate utili al fine di aumentare e tutelare le foreste dei in Paesi in via di sviluppo come previsto per il raggiungimento degli obbiettivi fissati a Kyoto, abbiamo svolto una ricerca in Costa Rica, Paese con cui stiamo già proficuamente cooperando nel settore ambientale (vedi allegati) per studiare la possibilità di pagare ad esso parte almeno del nostro debito.

 

Essendo la Costa Rica un Paese all’avanguardia nel settore della conservazione, già dal 1996 come si può verificare dalla documentazione acclusa è attivo il PSA, pagamento dei servizi ambientali da parte dello Stato, che prevede un riconoscimento economico a privati e associazioni che si impegnino a conservare aree forestate le quali sono riconosciute per il servizio svolto “per la protezione e il miglioramento dell’ambiente, per la riduzione dei gas ad effetto serra attraverso l’assorbimento e fissazione della CO2, per la protezione delle conche acquifere, per la protezione degli ecosistemi e della ricca biodiversità che ospitano”.

Attualmente questo PSA viene pagato all’Associazione ASEPALECO con cui stiamo collaborando, 12.000 colones/ettaro/anno, pari a circa 84.000 lire.

Se volessimo quindi pagare il nostro debito attraverso certificazioni di fissazione riferito al servizio di 6000 ettari di foresta in Costa Rica, questo sarebbe di 504.000.000 di lire.

 

Questo può essere fatto finanziando progetti di conservazione, riforestazione e acquisto di terre da destinare ad aree protette.

Un progetto modello in tal senso è accluso fra gli allegati.

Inoltre,

CONSERVARE UN ETTARO DI FORESTA TROPICALE COMPRANDOLO COSTA CIRCA 300.000 LIRE E GARANTISCE PER LA VITA LA FISSAZIONE DELLA CO2 DI CUI CIASCUNO DI NOI E’ “RESPONSABILE”!

CONSERVARE UN ALBERO DI FORESTA TROPICALE COSTA MILLE LIRE ALL’ANNO! MILLE LIRE PER CIASCUN ABITANTE DELLA PROVINCIA!

 

(a cura di Dario Sonetti, coordinatore Federgev per i progetti di conservazione delle foreste tropicali)

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