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Cassandra non abita più qui. A proposito dell’accusa di allarmismo e
catastrofismo lanciata spesso agli ambientalisti, come alibi per non far nulla …
Di Dario Sonetti* - Pubblicato a fine agosto sulla Gazzetta di Modena
Qualche giorno fa in un suo accorato articolo sulla Gazzetta a proposito delle
Cassandre dell’ambiente Beppe Manni mi ha citato e lo ringrazio. Ne traggo
spunto per completare la sua corretta analisi della situazione ambientale, ma
soprattutto per denunciare come la stiamo affrontando. Se da un lato è pur vero
che vi sono Cassandre ambientaliste che gridano allo scempio e chiedono rinunce
e sacrifici quasi masochistici, dall’altro esiste chi, anche nell’informazione,
continua a propugnare un ottimismo fideistico nella situazione attuale dato
dall’ignoranza sugli argomenti trattati o da una malafede che ha degli scopi e
dei sostenitori con interessi precisi.
Sono d’accordo che fare solo le Cassandre non serve a molto ma i veri
ambientalisti da sempre non solo denunciano ma sono in grado di proporre
alternative valide e sperimentate ad un sistema considerato ormai non più
sostenibile e che sta portando le risorse naturali ed ambientali ad un punto di
non recupero irreversibile. Come sempre succede, in questi giorni sento voci,
anche autorevoli, della società, che vanno in una direzione e nell’altra. Da un
lato mi hanno sorpreso le nette e chiare denunce di papa Ratzinger a proposito
dei crimini ambientali considerati offese a Dio e su cui non posso che essere
d’accordo. Rammento che già papa Giovanni Paolo II auspicò a suo tempo una
“conversione ecologica” della nostra società. Dal versante politico le voci
invece sono piuttosto preoccupanti e mi preoccupano ancora di più perché non
vengono solo da una ex-maggioranza che ha dimostrato nel suo periodo al governo
ben poca sensibilità nei confronti dell’ambiente e della Natura, ma anche da una
parte dell’attuale maggioranza (che tra l’altro comprende il partito dei Verdi!)
che vede nelle norme restrittive che attualmente regolano la legislazione
ambientale un laccio ed un freno alla ripresa e allo sviluppo del Paese. I mali
prodotti dall’uomo vengono minimizzati e viene quasi auspicato quell’ottimismo
“berlusconiano” sull’andamento delle cose come base per il successo. Applicare
questa visione a volte può essere vero e redditizio a breve termine ma
sicuramente a lungo termine porta prezzi da pagare piuttosto salati che vengono
tranquillamente demandati a chi verrà dopo.
In occasione del giorno mondiale dell’ambiente lo scorso 5 giugno, ho regalato
con la mia Associazione “Gev Modena – Foreste per Sempre” a tutti i consiglieri
provinciali un libro intitolato “Ecocidio. Come e perché l’uomo sta distruggendo
la Natura” di F.J. Broswimmer (ed. Carroccio) come possibile strumento di
riflessione ed aiuto per le loro importanti scelte decisionali. Oggi
consiglierei loro e a tutti quelli che mi chiedono quali alternative realistiche
sono possibili al nostro attuale sistema in accelerata degenerazione, un
libretto uscito da poco di Maurizio Pallante, “La decrescita felice. La qualità
della vita non dipende dal PIL” (Editori Riuniti). E’ arrivato il momento, dice
l’Autore, e molti già lo sentono, di smontare il mito della crescita, di
definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di
riconvertire una cultura, di elaborare un sapere più attento ed onesto, di
sperimentare un modo nuovo di rapportarsi con il mondo, con gli altri e con sé
stessi, in sintesi praticare un nuovo stile di vita. Ciò richiede coraggio ed
impegno ma c’è già chi è disposto alla sfida perché sente che è giusto e sa che
sarebbe possibile. E che è l’unica chance per continuare ad essere umani
“sapiens” su questo pianeta. Purtroppo costoro sono ancora una minoranza. La
maggioranza più indolente rimane schiava di un sistema che ci vuole propinare un
benessere costruito sulla distruzione e che alla fine alimenta solamente
l’interesse e la ricchezza di caste privilegiate. Le menti più nobili di un
recente passato furono capaci di originare e vivere una Resistenza contro chi
voleva annichilire i più alti valori e ideali dell’uomo. Da iniziale minoranza
furono poi in grado di vincere. Forse è tempo di una nuova Resistenza che non
veda nelle armi ma nelle scelte quotidiane corrette di una minoranza di persone
che cresce un rifiuto a ciò che ci viene proposto come buono ma che in realtà,
ci stiamo accorgendo, ci porta via il significato ed il sapore della vita e ci
lascia la voglia di fuggire verso le illusioni.
* Dario Sonetti ricercatore e docente presso il
Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Modena e Reggio Emilia è il
coordinatore del Settore di intervento per la Cooperazione Internazionale
“Foreste per Sempre” delle Gev della Provincia di Modena
Educazione Ambientale
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