Dedicato a:

Keila, Andreia, Dora, Giulia, Edinilsen, Gerardo, Plinio, Joao, Carlito, Paulino, Tabacco, Rodrigo, Manbici, Francisco, Manuel, Carlino, Indio….

 

Rimini, 15 gennaio 2003 mercoledì

 

Finalmente è giunto il momento della partenza.

Il nostro gruppo di Rimini ha permesso l’uso del pulmino di servizio.

Alle 14.00 ci siamo trovati in sede. C’erano per i saluti la Patrizia e la Gigliola. Sono partiti con noi Ale e Robi. Alla guida Murena Davide Maria (???). Siamo partiti alla volta di Bologna alle 14.15 circa. Durante il viaggio hanno telefonato Luca, Pino e Flo.

Siamo giunti all’aeroporto Marconi in perfetto orario. Dopo breve attesa sono arrivati tutti i componenti la compagnia. Subito si sviluppava tanta allegria. Compiute le prime formalità dell’imbarco e dopo aver salutato i nostri accompagnatori, si partiva per Milano con un volo ATR42 (ad elica). Daniela ha subito specificato che sono quegli aerei che si schiantano facilmente d’inverno perché il ghiaccio si deposita sull’elica (glielo ha raccontato uno che di mestiere va a recuperare gli aerei incidentati!!!) e Roberto, suo compagno di sedile chiede di cambiare posto…

In poco più di un’ora si atterrava alla Malpensa. L’imbarco per il volo verso S. Paolo avveniva con una ventina di minuti di ritardo. In questo momento siamo su un aereo della compagnia brasiliana VARIG. Ci fanno compagnia il cantante Ron, Fiorella Mannoia e i loro musicisti. Siamo in 18. La Sara è accanto a me e vorrebbe dormire ma prima vuole mangiare. I componenti del nostro gruppo sono intenti a leggere o a conversare tra loro. E’ passato accanto a me il carrello con il mangiare e bere. Hanno offerto menu con carne o pesce; bene o male abbiamo riempito lo stomaco. La notte sta trascorrendo tra un dormiveglia e una passeggiata, tra una pataccata o peggio (lezione di Chi-Kuo). Io e la Dany ci siamo fatti anche un guaranà.

Adesso cerco di dormire fino all’ora della colazione. Mancano circa 2 ore all’atterraggio a San Paolo. Facciamo colazione a base di würstel, patate, prosciutto e altro. La compagnia dichiara che la dormita è stata scarsa. Fra un commento e l’altro raccattiamo coperte, cuscini e altro come souvenir. Siamo pronti per toccare terra.

San Paolo 16 gennaio 2003 giovedì

Siamo atterrati a San paolo in perfetto orario. La stanchezza del viaggio comincia a farsi sentire. Abbiamo fatto ancora tutta la procedura doganale per il prossimo imbarco. Siamo in attesa della chiamata per Manaus. Alle 10.36 locali siamo appena montati a bordo dell’aereo che ci porterà a Manaus. Ancora della compagnia Varig, un bestione immenso. Mentre aspettiamo di decollare comincia un rendiconto economico. Dato a Roberto $ 300 da cambiare in Real (moneta locale) Altri € 20 (io e Sara) per birra. Quanto ci costerà alla fine? In questo aereo a me e Sara ci hanno relegato in fondo alla coda. Avremo più possibilità di fare qualche foto. Siamo partiti: il tempo non è molto bello, la temperatura è di circa 20°. Avremo un volo di circa 3 ore e mezzo. Siamo in attesa del pranzo. Anche per oggi abbiamo pranzato. Io e Sara ci siamo scolati 2 birre a testa. Stiamo volando immersi nella nebbia: peccato! Non si vede niente! Chi può e riesce prova a riposare un po’ ma ogni tanto un vuoto d’aria ti riporta alla realtà. Tra un po’ atterreremo a Manaus e lì comincerà la nostra vera avventura. Ora cerco di riposare un po’ anche io. Sono le 12.19 ora locale. Stiamo sorvolando la foresta Amazzonica da un’altezza di 11.900 mt. ma, causa una fitta nebbia, non riusciamo a vedere un tubo. Che palle! In questo momento mancano 405 km all’arrivo a Manaus. La temperatura esterna a questa quota è di –54°. Intanto a bordo riprende il viavai per il bagno, una bibita, un caffè e una chiacchiera. Sembra che le nubi si aprano e sotto di noi si intravede la potenza e lo splendore della Natura. Vedremo se sarà possibile immortalare qualche immagine durante l’atterraggio. Come avevano detto, lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è di quelli da non perdere. L’obiettivo la fa da padrone. Tocchiamo il suolo alle 12.22 ora locale. Appena sbracati l’impatto è tremendo: un caldo da bestia. Sbrigate le procedure di sdoganamento, tre pulmini ci aspettano all’esterno per portarci all’imbarcadero sul fiume Rio Negro. La strada percorsa ricorda i viaggi fatti in Costarica. Arrivati al fiume, o più precisamente ……….., si presenta ai nostri occhi una miriade di barche tutte intente al loro lavoro o usate come abitazioni. La nostra barca “CERTEZA” si presenta in tutta la sua imponenza (in tutta verità da noi non avrebbe mai il permesso di navigazione). Sistemati i bagagli alla meglio si torna a terra per fare alcune compere. Qualcuno nello scendere (Sara) fa il primo bagno. Ma non ci si perde d’animo. Come dei pompieri andiamo dritti verso la nostra meta. Il fascino dei mercatini prende il sopravvento. Tra una foto e un’altra io e Sara perdiamo il gruppo almeno 3 volte! Dopo le ricerche del caso ci ritroviamo e tutti insieme andiamo all’emporio per l’acquisto delle amache. Un casino indescrivibile. Risate a tutto spiano. Intanto a dispetto di chi diceva che eravamo nella stagione delle secche veniva giù un temporale del ’42. Ancora più caldo. Dopo le varie trattative sul prezzo si definisce la trattativa. Comincia l’operazione imbarco di tutti i generi (Birra, banane, ………….., attrezzi etc…). Abbiamo fatto una sudata tremenda. Alla fine gran bevuta di birra con tante sane risate. Siamo risaliti a bordo e abbiamo montato le amache, un casino indescrivibile. Ora andiamo incontro ad una grande notte sul grande fiume.

Rio Negro 17 gennaio 2003 venerdì

Dopo avere consumato una cena frugale, la nostra “nave” ha continuato a salpare le acque del fiume…per poco però, infatti, solo dopo pochi minuti, si rompeva una cinghia del motore, la barca veniva fatta attraccare in una boscaglia dove si cominciava il lavoro di riparazione. Si comincia a scherzare sulla disavventura. Ho fatto un giro da tutte le ragazze per sentire se avevano un collant o un’autoreggente (così la chiamano loro) per sopperire alla sostituzione della cinghia. Tra una "balla" e l’altra si arriva a mezzanotte. E’ ora di cercare di dormire. La barca viene divisa in due: inquilini del piano inferiore ed inquilini del piano superiore. Otto dormono sopra e il resto sotto. Nel silenzio della foresta, attendiamo di ripartire, ma invano. Passiamo tutta la notte fermi nello stesso posto. E’ la prima volta che dormo in un’amaca. Devo dire che tutto sommato non è male. Alle prime ore del mattino tutti (o quasi) eravamo svegli. Macchina fotografica in pugno per immortalare l’alba, ma anche oggi il tempo non è granché. Poco dopo Chris (capo spedizione) ci mette al corrente delle ultime. La cinghia era a posto, ma si era rotto un dado. Se il buongiorno si vede dal mattino!!! Facciamo buon viso a cattiva sorte e diamo inizio alla nostra giornata. In questo momento, dopo aver fatto colazione. Siamo quasi tutti al piano superiore che sfoderiamo tutta la nostra fantasia per passare il tempo. Non vi dico le cavolate!!! Siamo in attesa che ritorni la lancia partita alla ricerca del dado. Arriverà? Ore 10.30: finalmente i pezzi di ricambio sono arrivati, possiamo riprendere la navigazione, cominciavamo a preoccuparci. Senza pompa non potevamo avere il ricircolo dell’acqua e quindi dovevamo razionare il prezioso liquido. Altro problema che si era creato, era ormai giunta la fine di ogni argomento. Il presidente per ingannare l’attesa cominciava a dipingere (non si sa bene cosa). Un gruppo si dilettava nell’esercizio di pratiche yoga. Altri alla lettura e poi tutti alla prima lezione di portoghese tenuta da Keila. Sara prendeva appunti.

Stiamo navigando sul Rio Negro, ora capisco perché viene chiamato così sembra liquirizia sciolta (definizione di Daniela). Abbiamo alle spalle Manaus e stiamo imboccando un ramo del fiume (a me sembra mare aperto). Dove ci porterà?

Ore 16.10: finalmente facciamo un bagno nel mitico fiume. Dopo alcune ore di navigazione sempre in un fiume immenso, Chris fa attraccare la barca in una spiaggetta tipica del fiume. Nessuno ha avuto un attimo di esitazione: tutti in acqua. Calda, rossa, nera, un’acqua del tutto particolare. Il fenomeno del colore è dovuto al discioglimento di materiale organico. In questo momento un urlo annuncia “maglietta in mare!!” la barca vira alla ricerca della maglietta perduta e poi subito ritorna sulla sua rotta. Addio maglietta! Era di Giovanni, il nostro dentista. Intanto la Federica ci sta servendo una limonata…mi hanno fregato è caipirinha. Da questo momento prevedo baldorie. Come prevedevo l’effetto è stato molto palpabile.  Chris si impegnava assiduamente a riempire il bicchiere a chi l’aveva vuoto.  L’euforia aumentava e si incorniciavano ad intonare canti di tutti i tipi, poi qualcuno è crollato. Prima Wilma cominciava ad oscillare fino a crollare completamente, seguita poi da Roberto che si stendeva in amaca senza più dare segno di vita. Il pomeriggio proseguiva nel segno dell’allegria. Dopo cena consumato al piano superiore al chiarore della luna piena si restava a chiacchierare fino a tardi. Finite tutte le pataccate si tentava di dormire. C’era uno scambio di posti: Roberto (proposto per il premio Nobel della Bontà) cedeva volontariamente (?!) la sua amaca alla Laura che dormiva sotto. Ora questo gesto ha creato un precedente, riusciremo anche noi in un gesto tanto altruista? La notte trascorre tranquilla fino all’ennesimo stop del motore. Ma nessuno ormai gli dà importanza, ogni tabella di marcia è saltata! E le zanzare? Ad onor del vero non ci si può lamentare più di tanto, per il momento ci stanno risparmiando.

 Rio Negro 18 gennaio 2003 sabato

 E’ cominciato il quarto giorno di questa avventura con il grido “Coccodrillo in vista!” Abbiamo intravisto qualcosa ma non identificato. Ci fidiamo di Chris. Ci sono anche avvistamenti di delfini (almeno così dicono). L’unica cosa certa sono gli “aves” (uccelli).Abbiamo appena finito di fare colazione. Il grande presidente Paolo mi ricorda del fatto di ieri sera. Non l’ho aiutato a scendere dal tetto della barca: conseguenze? Un tonfo al suolo ma senza conseguenze. L’altra che ha rischiato di cadere in acqua è Natasha, ma la mia prontezza di riflessi ha evitato il peggio. Ora cerchiamo di organizzare anche questa giornata ancora a bordo della “Certeza”. Fatta colazione ci diamo alla fotografia, con scorci veramente notevoli. Purtroppo abbiamo anche visto e documentato la deforestazione ad opera dell’uomo. Abbiamo lasciato il Rio negro per imboccare il Rio Jauaperi. Regna una strana quiete a bordo. Silenzio totale. Si sta prendendo il sole. Mi sono fatto la barba in condizioni un po’ anomale ma fa parte dell’avventura. La quiete è stata rotta dall’urlo di Gabri “Ferma, ferma! Mi è caduta la custodia della macchina fotografica con i rullini!!!” Subito una brusca virata all’inseguimento dell’oggetto galleggiante; appena giunti vicini Gabri si buttava in acqua incurante dei pericoli (alligatori, piranha, ecc..) e recuperava il suo fardello.

In questo momento Giovanni si improvvisa timoniere, riuscirà a mantenere la rotta? Si procede a navigare. Ognuno è intento al suo da fare. La Wilma fa i massaggi a Giovanni. Leo fa i massaggi alla Wilma; sembra una catena di S.Antonio. Ogni tanto la barca rallenta la sua corsa 8si fa per dire, visto che viaggiamo a circa 15 km/h) per affrontare dei bassi fondali. A volte si entra veramente in un labirinto di canali: è uno spettacolo. Si è concluso il pranzo; io ho offerto del parmigiano che ho come scorta in caso di carestia. La cosa è stata gradita dalla truppa ma non troppo dagli indios, ma mi sembra anche giusto. Ora è il momento della siesta. Io ne approfitto per presentare i miei compagni di avventura, con giudizi estremamente sintetici e personali. Nell’ordine di presentazione non ci sono preferenze ma così come mi vengono in mente.

SARA: mia figlia, penso si sia inserita con tutta tranquillità.

DANIELA: impiegata di banca, alla sua prima volta di un’esperienza del genere. Simpaticissima.

NOVELLA: romana purosangue, giornalista, non nuova a questo tipo di esperienze.

PAOLO PETTAZZONI: presidente delle GEV di Modena. Molto simpatico.

PAOLO: modenese, appena sposato con Laura.

LAURA: modenese, sposata con Paolo; bella coppia molto giovane.

FEDERICA: altra ragazza giovane impiegata in banca.

ROBERTO: anche lui banchiere, organizzatore del viaggio.

FRANCO: aiutante di Roberto, guarda caso anche lui banchiere.

ALESSANDRA: vecchia conoscenza di Parma.

GABRIELE: un amico. Sono ormai 3 anni che affrontiamo queste avventure insieme.

GABRIELE: riminese come me che non ho bisogno di presentare. Ottimo elemento.

WILMA: riminese.

NATASHA: inglese di oxford con i suoi 18 anni è la più giovane del gruppo.

FABRIZIO: modenese.

LEO: ristoratore di Sassuolo. Massaggiatore e praticante yoga. Simpaticissimo.

GIOVANNI: dentista. Avrà uno dei compiti più duri del soggiorno.

CHRIS: capo indiscusso di tutto il territorio amazzonico. E’ di razza scozzese.

Se ho dimenticato qualcuno lo presenterò in un’altra occasione

Sono le 12.53, il sole equatoriale fa sentire tutta la sua forza. In certi tratti il fiume si restringe e mette in seria difficoltà il timoniere del battello.

Stop! La barca si arena su un fondale basso, ne approfittiamo per cambiare un filtro al motore e permettere a noi di fare un bagno. L’acqua è caldissima, molto più chiara di quella del giorno prima. Si riparte per l’ultimo tratto. Sulle sponde si intravedono le prime comunità della riserva.

Chris e Plinio vanno avanti a bordo della lancia e puntano verso una di queste comunità. itorna non con a bordo due indigeni locali: Maria e Maurizio (2 anni). Per tutta la loro permanenza a bordo il piccolo è stato il personaggio più conteso. Nel frattempo veniva servita la caipiriña, alzando il grado della temperatura: 40° esterni e altrettanto interni.

Evidentemente questa bevanda ha il potere di sciogliere la lingua e quindi le pataccate volano. Il nostromo di bordo avvista secche a prua e invita tutti a stare sulla punta.

Si f notte, la meta è sempre più vicina, a dispetto dei pessimisti con il nostro battello arriviamo oltre ad ogni aspettativa. Basta ….!….oltre non si può proseguire….Iniziamo il trasbordo sulla lancia e il chiarore della luna illumina la scena. In confronto i film di Fantozzi sono commedie serie. Neanche  a farlo apposta il primo a cadere in acqua sono stato proprio io, immaginatevi le conseguenze. Le raccomandazioni erano di non mettere i piedi in acqua per il pericolo delle razze e del loro pungiglione. Mentre la lancia faceva la spola tra il battello e Xixuau, l’attesa veniva ingannata con l’intonazione di canti vari. e più intraprendenti erano Novella e Daniela. Alla fine (era ora) toccava a me. Si partiva in sei sulla lancia in mezzo ai bagagli. La marcia era lenta e difficoltosa a causa delle continue secche. La luna illuminava la scena, vedevo allontanarsi il nostro battello e vi confesso che provavo un po’ di nostalgia.

Ci sbarcavano su una secca perché il peso era troppo.     Ciò che vedevamo introno a noi era semplicemente fantastico. Quando si dice che a volte le parole non riescono a descrivere quello che vedi o provi è proprio vero. Rimontiamo sulla lancia e dopo due curve appare ai nostri occhi la scalinata che porta alla maloca. E’ presente in me un po’ di emozione, anche se è come se ci fossi già stato: le foto e il film che l’anno scorso ha fatto Ale, mi avevano anticipato la realtà.

Saliamo la scalinata, gli altri ci aspettano seduti al tavolo nella maloca principale. La Sara ha già montato anche la mia amaca. Dopo una presentazione e una chiacchiera decidiamo di andare a dormire.

Nella maloquinha dormiamo Sara, io, Gabriele, Wilma, Ale e Gabri. La notte trascorre tranquilla fino a che Gabriele comincia il suo concerto notturno. Come se non bastasse, in piena notte gli viene in mente di stendere i pantaloni pieni di cinghie e pendagli vari che facevano un casino bestiale. I vaffan….suoi veri e i miei mentali si sprecano. Dulcis in fundo davano il buongiorno i manacongo (….. in lingua locale).

 Xixuau 19 gennaio 2003 domenica

 E’ già spuntata l’alba e il piccolo villaggio è già in movimento ma la colazione non c’è, tutto il materiale della stiva non è ancora stato scaricato. Stiamo a pancia vuota. Chris propone un’escursione in canoa; non si può dire di no a tale proposta.

Si formano le coppie e si parte, chi da una parte chi dall’altra. Ci addentriamo nei meandri della foresta. Uno spettacolo unico. La natura esplode in tutta la sua potenza. Mi domando come può mente umana pensare di provocare danni in questo ambiente, rispetto tutte le idee ma questo mi sembra assurdo. Guarda là, guarda lì, erano i sussurri che si facevano per annunciare la vista di animali, soprattutto aves. La mia imbarcazione ha avuto la fortuna di incontrare anche le lontre. Non ho parole. Intanto il sole comincia a fare sentire la sua forza, visto che ormai sono 3 ore che siamo in acqua decidiamo di tornare alla base, giusto in tempo per il pranzo.

Franco mi propone un’escursione in canoa da soli, sono le 13 del pomeriggio. Io, Franco, Federica e Roberto prendiamo due canoe e, pagaia alla mano, cominciamo la traversata del lago per raggiungere la sponda opposta dove è situata la scuola. Non senza difficoltà e con un po’ di preoccupazione giungiamo sul lato opposto.

Visitiamo la scuola e torniamo alla maloca.

Il sole picchia sempre più forte. Oggi è domenica ed è tradizione la partita di calcio: Italia-Brasile.

Nel frattempo Giovanni con l’assistenza della Sara comincia la sua professione di dentista. Ci chiamano, dobbiamo andare, la partita ci attende. Ci sono quasi 40°, come finirà?

 Xixuau 20 gennaio 2003 lunedì

Ritorno per un attimo alla giornata di ieri e rivedo la scena della Sara e Giovanni che toglievano i denti agli indigeni sotto quel sole tremendo. Sara è stata veramente forte.

Ma ora veniamo alla partita di calcio. Il regolamento non era molto chiaro, ma aveva poca importanza. Formiamo quattro squadre: 2 italiane e 2 locali. Cominciamo i preliminari: foto di rito e tifo alle stelle comincia la partita.

Vincono i nostri per 2 a 0.

Tocca a noi.

Visto il perdurare dell’equilibrio decidono di fare il golden goal. Ci impegniamo allo spasimo, fa un caldo da bestia, decido di sfoderare la mia antica classe. Gabriele in porta mi lancia la palla. Capisco che di testa sono tagliato fuori; anticipo il mio avversario con un colpo di tacco a scavalcarlo, la cosa stranamente mi riesce, appena la palla tocca terra tiro deciso ed è GOAL !!!!abbiamo vinto ! dovevo venire qui in Brasile per trovare certi stimoli e soddisfazioni. Si va avanti con altre partite e il caldo ci strema. Abbiamo una gran voglia di fare il bagno nel fiume. Tocca di nuovo a noi: questa volta la partita finisce prestissimo Roberto ci fa un gran autogoal, replay degli anni scorsi. Conclusione: non si capisce bene chi ha vinto ma ha poca importanza. E’ stato bello giocare con loro, molti potrebbero giocare tranquillamente in una squadra professionistica. Non una lamentela, non un gesto, non una cattiveria ma solo voglia di giocare lealmente. Ora ci portano su una spiaggia per fare il meritato bagno. Che sollazzo! Torniamo alla maloca che è quasi notte.

C’è una sorpresa: Lucy (il coccodrillo nero) ci viene incontro. Vi dirò che è abbastanza grosso.

La cena è già pronta: pesce per tutti, a me tocca il pericoloso piranha. E’ pieno di spine ma riesco a finirlo. Neanche il tempo di finire e siamo già pronti per il giro notturno in canoa alla ricerca di eventuali animali notturni. Gran pesci illuminati dalle torce (le pericolose razze, i pesci elettrici…) e finalmente un coccodrillo, molto piccolo, infatti è stato issato a bordo e tutti hanno voluto toccarlo, infine (ed era ora) è stato rimesso in acqua. Torniamo alla base tutti soddisfatti: ogni uscita è una sorpresa e un’avventura. Di notte in mezzo ad un fiume in canoa, si può chiedere di più?

 Xixuau 21 gennaio 2003 martedì

 E’ un nuovo giorno, la notte è passata tranquilla. Gabriele ha fatto il bravo. Questa mattina si parte per l’escursione a piedi in foresta; Roberto forma i gruppi: tre da tre. Io sono con Franco e daniela. La Sara è con Gabriele e Ale. Ognuno di noi va in una direzione diversa. La nostra giuda è il leggendario ….… la sua giovane età (26 anni) Tabacco. Oggi non è molto in forma, è un po’ influenzato. Camminiamo più di un’ora, di animali non molti si fanno vedere, solo dei gran versi. Comincia a fare dei richiami e ci dice che presto arriveranno dei “macachi” (scimmie ragno). Come annunciati arrivano. Saltano di ramo in ramo, sono 5.Tabacco decide di rientrare senza altri avvistamenti particolari ritorniamo alla maloca. Arriviamo per primi e dopo un po’ arrivano Laura, paolo e Giovanni (partito in divisa mimetica compreso di scafandro e guanti) anche loro non hanno visto granché, tardano ad arrivare la Sara, Ale e Gabriele. Confesso che un po’ sono preoccupato., gli altri mi vedono un po’ teso e non mancano le battute. Cerco di non pensarci e mangio anche io, Eccoli che arrivano, corrono immediatamente a spogliarsi: sono pieni di zecche. Cominciano tutti i sistemi di disinfestazione e i vari interrogatori. Doccia e shampoo con Akarsan e altro. Anche loro finalmente possono mangiare. Dopo una buona siesta faccio un giro in canoa con Laura. Come prima volta è stata molto brava, la patente è assicurata.

E’ l’ora del bucato. Ci rechiamo all’imbarcadero, forse siamo in troppi, siamo oltre la linea di galleggiamento. Arriva Paolo Pettazzoni, il presidente, e si rende protagonista di 2 spinte clamoroso: prima getta in acqua Ale (non sa nuotare e ha le lenti a contatto) Chissà se c’è Lucy? A  fatica riemerge e risale sulla banchina anche se con fatica. Io sto vedendo la scena dalla canoa, perché in attesa del mio turno di lavaggio faccio un girò lì attorno. Ora ad andare in acqua è Sara. Per lei i problemi sono minori. Con una risata forse un po’ amara si conclude il misfatto. La Sara medita vendetta. Ale ha già cominciato, con una scusa di un bacio di pace, Paolo vola in acqua. Ora finalmente si può lavare in pace. Qui tutto sembra più facile, si fa qualsiasi cosa con divertimento. Arriva anche fede, si diverte un sacco.

E’ ormai notte. Questa sera si farà festa. Mangiamo pesce fritto, molto meglio di quello in brodo. C’è anche il dolce: banane caramellate e torta (bolo).Appare anche l’ormai famosa caipiriña. Sale d’intensità la musica. Si cominciano i balli e si cominciano a vedere cose dell’altro mondo. Qualcuno perde di lucidità, ma tutto è concesso. E’ l’una di notte, decido di andare a dormire.

 Xixuau 22 gennaio 2003 mercoledì

 Dopo una discreta colazione si parte per una battuta di pesca. Sulla lancia a motore di Plinio, formano la spedizione, oltre a me, Sara, Laura, paolo, Giovanni e daniela.

La prima sosta si rivela infruttuosa, facciamo dei lanci a dir poco paurosi. L’unica che sente tirare è Sara ma prende sempre dei gran rami sul fondo. Almeno abbiamo contribuito alla pulizia del fondale. Ci spostiamo più avanti, ad un tratto vediamo un coccodrillo su una sponda, Plinio inverte la rotta e si avvicina lentamente. Tutti pronti a fotografare e a riprendere: con uno scatto veloce si getta contro la nostra lancia. Urlo generale e sbandamento pauroso, risate finali. In lontananza vedo la Certeza, la nostra barca, ancora ferma nelle secche. Cominciamo a pescare, ogni volta che lanciamo veniamo subito assaliti da tironi paurosi: esca sparita ma niente pesce. L’esca scarseggia e lasciamo pescare solo Plinio nella speranza che riesca a prendere qualcosa per poi fare da esca ma niente da fare. La nostre sfortuna è premiata dalla presenza di alcuni delfini di fiume. Ce ne erano almeno 5. Continuano le loro evoluzioni per almeno mezz’ora,. Ora si punta verso la Certeza per fare un bagno, ma non riusciamo a trovare un po’ di acqua alta. Ci godiamo un po’ di relax e sole a tutto spiano. Chiamo Plinio sulla barca, che è in fase di manutenzione, per ripartire. Sara dimentica i suoi sandali in spiaggia, si ritorna per riprenderli. Ogni tanto affrontiamo delle secche e dobbiamo scendere a spingere. Ci avviamo velocemente verso la maloca non prima di avere invertito la marcia per riprendere il mio berretto che era volato in acqua, All’arrivo tutti a chiedere quanti pesci abbiamo preso e noi tutti d’accordo a raccontare un sacco di frottole. angiamo e mi concedo un pomeriggio di completo riposo. Mentre scrivo il dottore con l’aiuto di Leo continua la sua missione di estrazione di denti. La Giulia propone la sua  …………………… Si sta chiudendo anche questa bellissima giornata di caldo soffocante. Domani si comincia a lavorare.

20.30 ora locale, pensavo che la giornata fosse conclusa invece si preannuncia scoppiettante. Cena ancora a base di pesce fritto: Sara ha un leggero malessere, molto probabilmente dovuto al tanto sole preso, decide di andare a dormire, ma rinuncia perché arriva gente da altri villaggi a bordo delle loro canoe per mostrarci la loro mercanzia di artigianato locale. Riempiono un tavolone di oggetti uno più bello dell’altro. Ognuno di noi in un casino bestiale fa le sue scelte. Anche io e Sara ci buttiamo nella mischia e scegliamo i nostri oggettini (collane, bracciali, anelli etc…) Pagato il nostro conto Sara va a dormire. Il mercato continua ad andare avanti ancora per un po’. Raggiunta la quieta vengono rimessi a posto tutti quei souvenir e la gente indigena riparte soddisfatta dell’incasso, In vecchie lire hanno venduto merce per 1.500.000. Le sorprese non sono ancora finite infatti arrivano alcuni ragazzi con un coccodrillo e lo mettono lì in mezzo alla maloca allo sguardo attento di tutti noi. ' completamente legato per far sì che non nuoccia, tutti a toccarlo, a far foto, ma io resto impassibile, mi sembra molto impaurito e triste. Non è nel suo habitat. Anche io vengo invitato a toccarlo, non lo faccio con molto piacere. 'di una morbidezza fantastica. Tutti quanti ci rendiamo conto che quello spettacolo fuori programma era giusto il momento che si esaurisse. Non c’è cattiveria nei ragazzi della riserva in queste loro dimostrazioni, ma l’essere fieri del proprio coraggio e della propria forza. Accompagno loro giù alla riva del fiume dove con 1000 attenzione lo liberano dalle corde e lo spingono in acqua. Ancora frastornato lentamente riprende la via della sua normalità. Rientrato in maloca, c’è paolo Petazzoni che con una candela accesa accanto a lui fa il mago o stregone o Gesù o come diavolo si voglia chiamare. Si presta a leggere le carte a chi vuole. Per prima si presenta la Dany. Paolo cerca di tenere un contegno serio ma noi non ci riusciamo. Si va avanti con risposte che rasentano la stupidità, forse qualcuno ci crede? Spero proprio di no. Comincio ad accusare un po’ di sonno e mi ritiro anche io.

 Xixuau 22 gennaio 2003 giovedì

 Sono poco più delle 5 del mattino, non è ancora l’alba un PEPEREPE’ sguaiato lacera il silenzio della foresta: è quello sfigato di Robby che ci dà la sveglia. Si deve andare a lavorare. Dopo aver fatto colazione in attesa dell’arrivo delle canoe si racconta della notte appena trascorsa. Sembra che nella maloca centrale sia quasi impossibile dormire, c’è un concerto di russatori da fare paura. Paolo Pettazzoni, Leo, Giovanni …un casino totale, si sta meditando qualche raid notturno per porre fine a questa ossessione. Tra una smentita e l’altra si parte per la nostra missione: la raccolta della manioca. Il sole è già abbastanza alto, abbiamo già bruciato le ore più fresche. I vaffan…a Robby si sprecano. Si formano 2 gruppi, quello maschile in foresta ad estrarre questo tubero, quello femminile in riva al lago a sbucciare patate. Siamo armati di machete e abbattiamo  vari alberelli fino al tronco per poi estrarli a mano con le radici le quali formano delle specie di patate di diversa forma e grandezza. Si fanno dei mucchi per poi insaccarle e metterle nelle gerle. Per noi non abituati a queste temperature, dopo alcune ore, cominciamo a dare segni di cedimento. Fra un caldo infernale, gli insetti ti attaccano da tutte le parti, l’acqua scarseggia, per fortuna mangiamo alcune fette di papaya e succhiamo della canna da zucchero: energia pura. Per paura di conseguenze convinco Joao Paulo a recarci in riva al lago. Abbandoniamo la foresta esausti. Arriviamo e vediamo le nostre ragazze e gli indigeni intenti a pelare le patate. Ci dissetano e dopo le immancabili foto di rito ci uniamo a loro in questo ingrato compito. Non vedo l’ora di fare un bagno. Basta. iniamo. E a gruppi ci portano sull’altra sponda dove appena arriviamo ci gettiamo in acqua incuranti dei probabili pericoli (coccodrilli, piranha etc…) E’ una goduria, ne approfittiamo anche per fare il bucato. Si mangia ancora del pesce e ci si gode un meritato riposo.Sono le 15.40. la temperatura tropicale non da un attimo di tregua, dove stai sudi, non si respira. Francisco ci propone un giro in canoa, la Sara accetta e finalmente riesco ad uscire una volta da solo con mia figlia. Ci chiede dove vogliamo andare prendiamo la parte destra del fiume dove non siamo mai stati. Lo scenario è semplicemente splendido. E’ tutto una meraviglia, facciamo foto e filmiamo ogni momento. Sara chiede se è possibile andare al lago escondido, subito ci porta. Dobbiamo lasciare la canoa su di una riva e fare alcune centinaia di metri in foresta. La nostra guida ci fa strada. Ad un tratto si ferma e ci fa segno di stare in silenzio. Intravediamo il lago ed in una radura 5 lontre giocano tra loro. Ci fa segno di andare più avanti. Siamo fortunati, siamo contro vento e non ci sentono, continuiamo entusiasti le nostre riprese e foto. Sara decide di fare una foto con la sua macchina ma essendoci poca luce scatta con il flash. si accorgono immediatamente di noi e tutte e 5 in formazione a V ci vengono incontro minacciose. Si fermano a pochi metri da noi, ci fanno capire che è il loro territorio e non vogliono intrusi. Rispettiamo il loro volere e torniamo tutti soddisfatti a bordo della nostra canoa verso casa. All’arrivo in maloca Sara riferisce a Manuela il nostro incontro e lei interessata prende nota. Intanto Giovanni con Leo cura dei bambini con disturbi ai denti. Vittorio cerca di capire il perché di una febbre (39°) di una piccola bambina. Non abbiamo un termometro. Bisogna aspettare l’arrivo di franco.Siamo lì davanti a loro, quei piccoli che non emettono un lamento, che tristezza a pensare ci nostri che si lamentano per niente ed hanno paura di una spilla. Quanto dobbiamo imparare da loro! Sono così piccoli e già ci danno lezioni di vita. Ormai è notte. Dopo l’immancabile cena a base di pesce fritto si consuma la bevanda scaccia pensieri. E’ meglio ritirarci, domani ci aspetta la partenza per la notte in foresta. Entro in maloca, c’è Sara che dorme già.

 Xixuau 23 gennaio 2003 giovedì

 Mi chiamano, siamo pronti per partire, manca solo Federica. Roberto la va a chiamare. Giovanni pretende rispetto della puntualità e brontola vivacemente. Gabri ci guarda un po’ dispiaciuto per non essere del gruppo. Partirà il giorno dopo con il resto del secondo gruppo. Si parte a bordo delle ormai mitiche canoe. Io salvo a bordo di quella di Joao, fa acqua da tutte le parti ma ormai non ci facciamo più caso. Continuiamo ad allontanarci dalla maloca accompagnati da saluti e sberleffi.

Risaliamo lo Xixuau con le sue limpide acque per almeno 4 ore. E’ un vero paradiso terrestre.  Le canoe avanzano silenziose nell’acqua. I fondali mostrano un’infinità di specie di pesci. Joao ci racconta di avere visto lì in quel posto dove ora siamo 2 pesci di 5 metri l’uno.Non sappiamo se crederci.Passiamo da vanti all’accampamento che di solito usa Manuela.Dopo un po’ dove il fiume si restringe parecchio ecco il nostro accampamento, una decina di metri sul livello del fiume. L’attracco non è dei più facili perché non esiste riva, quindi ci aiutiamo con alcuni rami di albero.La struttura della nostra capanna è già montata, Diamo una mano a montare il telone di copertura ai ragazzi indios. Montiamo le amache, ai fianchi ci sono Giovanni (dalla parte della foresta) e daniela (dalla parte del fiume). Approntiamo una rudimentale cucina e fanno legna per accendere il fuoco. Joao e altri due vanno a pescare, nel frattempo noi inganniamo il tempo con riflessioni e discussioni su questi giorni, Giovanni con il machete sta disboscando mezza foresta. Ci scappa anche un pisolino. Riusciamo anche a fare un bagno tra 1000 difficoltà. Ritornano i pescatori con un’abbondante varietà di pesci. Rimangono in canoa per poterlo pulire. Intanto si procede a preparare la brace per la cottura.  Tra una cosa e l’altra cominciamo a mangiare alle 16.30 circa. Debbo ammettere che il pesce è abbastanza buono. Ne sento un paio di qualità dai nomi impronunziabili, ma addirittura senza spine. Tra una risata e l’altra arriviamo alla fine e ripartiamo in canoa per una battuta di pesca. Questa volta tocca a noi. Con bastoni rudimentali e lenze libere cerchiamo di fare del nostro meglio. Ho la soddisfazione di prenderne uno, la mia pazienza per la pesca non è mai stata il mio forte. Si sentono esclamazioni di giubilo dalle altre barche. Laura ne prende 2. Sara anche lei non è da meno ma uno è dei più pregiati.Si torna all’accampamento che è quasi notte, I nostri amici ci fanno trovare la mitica caipiriña. Loro non ne toccano un goccio. Debbono essere sobri per vegliare su di noi. Sono solo le 20 e siamo già tutti dentro le amache e ben presto il sonno ci vince Giovanni sente continuamente dei rumori e con pila e machete fa la ronda attorno alla tenda, Dormiamo sonni tranquilli.

 24 gennaio 2003 Venerdì

 Anche la notte in foresta è passata, un’altra perla da incorniciare nelle mie avventure, Si fa una frugale colazione e si comincia a smontare il campo. Si accumulano gli zaini al centro della struttura e si parte per l’escursione in foresta. Si fanno 2 gruppi, il mio è composto oltre che da me da Sara, Laura e Paolo. Le nostre guide sono Francisco e Plinio. Camminiamo in una giungla fitta, ci si apre la strada con colpi di machete. Di animali ancora niente, solo una tartaruga e tanti versi. Ogni tanto ci tagliano un ramo o incidono un albero.Sgorga un latte che fa bene per l’influenza. Un altro ha un potere cicatrizzante. Sentiamo il sapore di 2 bastoncini, uno è chinino (amarissimo, contro la malaria) l’altra emana un odore di olio canforato. Continuiamo a camminare lerci di sudore con mille insetti che ci pungono da tutte le parti. Francisco continua a lanciare i suoi richiami a ad un tratto sente la risposta. Ci invita a metterci a terra in assoluto silenzio. Sta venendo verso di noi un tapiro. Mi sento tutto emozionato, lo vediamo in lontananza, almeno qualcosa abbiamo visto, Cominciamo il ritorno ormai esausti incontriamo un’altra tartaruga. Finalmente l’albero con l’acqua, Con colpi assestati di machete le nostre guide ci procurano 2 tronchetti da dove sgorga un’ottima acqua. Beviamo con gusto e riprendiamo la marcia. Arriviamo al campo in contemporanea con l’altro gruppo. Dopo i commenti carichiamo tutti i bagagli sulla canoa e ripartiamo alla volta della riserva. La discesa dello Xixuau è lenta e tranquilla. Fortunatamente non c’è il sole e sopportiamo meglio il caldo. Ad un certo momento incrociamo le prime due canoe che andranno allo stesso campo. Saluti e raccomandazioni esagerate. Dopo una mezz’oretta incrociamo anche il resto del gruppo.Con stupore vediamo la canoa con Wilma che sbraita saluta e fuma. Riusciremo a riportarla a casa?! Arriviamo in maloca che sono le 13 passate ed è ora del pranzo. Mi sento vuoto. Mangio qualcosa e con Sara decido di fare il bucato. Andiamo al pontile e il contatto con l’acqua mi rigenera un po’. Il pomeriggio è dedicato alla scrittura di questo diario e alla sistemazione della nostra malochina. Minaccia un temporale, ma si conclude dopo una breve pioggia, C’è anche tempo di avvistare Lucy e seguire le sue evoluzioni. Arrivano i bambini della scuola dove Giovanni era andato a tenere una lezione sull’igiene orale. Prende appunti su tutti ed inizia le sue visite aiutato da Leo e Novella. E’ ormai ora di cenare: ancora pesce fritto e torta finale per salutare per la partenza di Stefano. Si comincia anche a bere e ballare: Ognuno di noi si esibisce in patacate varie, a me tocca simulare la cattura dell’anaconda, secondo la mia visione. Mi fa da assistente la Federica. Riusciamo abbastanza bene nel nostro spettacolino. Altri improvvisano uno strip e così via.La musica comincia ad essere un po’ assordante. Medito tra di me fino a che punto possa essere giustificato questo casino. E il fumo !!!Tremendo, fumano tutti come dei turchi. Cerchiamo di intavolare discorsi con il significato delle nostre missioni. I pareri sono discordi. Vado a letto un po’ perplesso e dubbioso. Devo riflettere e pensare.

 25 gennaio 2003 sabato

 Alle 7 circa è l’ora della partenza del primo gruppo che lascia definitivamente la maloca. I bagagli sono ammucchiati sulle scale. Vedo un po’ di tristezza in alcuni.Per Stefano è la partenza definitiva, gli altri con Certeza gireranno i villaggi dove Giovanni dovrà completare il suo apporto di dentista. La lancia guidata da Plinio è stracarica. Vorrei vedere come passano sulle secche. Un lungo abbraccio con bacio tra Stefano e Natasha scrive la parola fine al loro viaggio. Qui alla maloca ora siamo veramente in pochi. Franco propone a Sara di andare a pescare con Joao.Partono con l’augurio di buone pesche le loro prede saranno i temutissimi piranha. Io rimango qui con Paolo, Laura, Daniela e Federica. Passiamo il nostro tempo facendo il bagno al pontile. Chiacchiero a lungo con Federica che mi racconta un po’ della sua vita. Sono le 12 e arriva la canoa di Joao con a bordo i suoi pescatori. Sara ha battuto tutti, ha pescato ben 5 pesci. Si vanta un po’ per questo. Viene battezzata da Joao “Sara pescatora”. E’ bello vederla sorridere così. E' ora di pranzo, i nostri amici della foresta non sono ancora rientrati. Ecco che arrivano alla spicciolata, prima Fabrizio, poi Wilma e Gabriele e infine Gabri e Ale ormai coppia inseparabile. Ci scambiamo le battute e raccontiamo le nostre esperienze. Gabri se l’è vista brutta con un serpente corallo che ha cercato di salire sulla canoa. Il pomeriggio scivola via tranquillo. Facciamo acquisti di artigianato locale (Pagaie, archi, frecce etc…). Vado a riposare un po’. Ho la schiena completamente bruciata. Questa volta ho sbagliato a non usare qualcosa contro la potenza di questo sole, ma ormai la frittata è fatta. Anche Sara ha qualche segno sulle braccia. Sono stato punto da una specie di ape sul fianco sinistro. Paolo mi toglie il veleno con la sua siringa succhiatrice. Mi fa un male bestia. Mi chiamano per andare a fare un bagno in una delle tante spiagge. Partiamo con la lancia del solito Joao e l’aiuto di Francisco. L’acqua è caldissima, facciamo come i bambini quando sono al mare. Gabri prova a pescare con risultati scarsi. L’unico pesce è preso da Francisco.Ritorniamo giusto per l’ora di cena. Questa sera è il tempo della Ciarla.Tra bicchieri di caipiriña apre il seminario il Presidente Pettazzoni. Viene spiegato il significato del viaggio e  i vari progetti della riserva. Spiegano le loro ragioni Chris ed Emanuela i quali rispondono alle domande dell’assemblea. Sembra una serata tranquilla ma apparentemente. Sono uno degli ultimi ad andare a dormire.

 26 gennaio 2003 Domenica

 Il gruppo decide di andare in spiaggia. Io e Sara diciamo stop al sole. Chiediamo a Joao se ci accompagna al lago Escondido attraverso la foresta. Ad ogni richiesta di Sara Joao scatta. Viene con noi anche Fabrizio. Wilma per il momento rinuncia, sta male, dice che ci seguirà più tardi. Durante il cammino ci fa osservare le evoluzioni di alcuni macachi, Arriviamo al lago, ci sono un casino di zanzare che ci rendono la vita impossibile. Di Lontre, nemmeno l’ombra. Andiamo avanti ancora un po’ e poi chiediamo a Joao di ritornare. Hanno vinto le zanzare.  Arriviamo e gli alatri sono già lì. Mi raccontano della scoperta di un nido di tartarughe e schiusura delle uova davanti ai loro occhi, che emozione! Sono le 11.40 viene servito il pranzo. La domenica si mangia prima. Portano in tavola un pesce enorme. È molto buono (cotto al cartoccio). E’ l’ultimo giorno in maloca si avverte una certa sensazione.Faccio una cernita di medicinali e vestiario da lasciare. (3 pantaloni, 2 magliette e 2 canotte) regna un silenzio assoluto. Tutti riposano è la siesta della Domenica. Sono le 14.04, quando la puntura dell’ape di ieri è tuta gonfia e rossa. Continua la siesta, oggi è giorno di partita di calcio ma la voglia è poca per non dire niente. Rinunciamo per un ultimo bagno in spiaggia. Vengono tutti esclusa Sara che con il sole ha chiuso.La secca è sempre più evidente, facciamo fatica a fare una nuotata. Facciamo una lunga attraversata sul fondo sabbioso del fiume: è proprio un deserto. Ritorno alla maloca in canoa con Fabrizio. Pagaiare è piacevole anche se per noi non abituati è molto faticosa. Guardo in giro se c’è Lucy, è la sua ora, infatti poco dopo appare in tutta la sua maestosità. La mia domanda è sempre quella, se si è in acqua cosa potrebbe succedere? Una volta in malochina cominciamo con Sara a preparare gli zaini, ormai siamo giunti alla fine.Questa sera è il compleanno di Keila e ci tiene a fare bella figura con la cena. C’è un’infinità di roba ed anche molto buona. Anche i ragazzi della riserva cenano con noi. E’ arrivato il momento della torta. Applausi e canti.Si finisce la serata con musica, balli e tanta caipiriña.Si fa anche qualche scherzo, Io e Franco andiamo in camera della Daniela, sta dormendo, la bacio dolcemente Con mio stupore si impaurisce e urla. Che delusione!!!! Ci ritiriamo in buon ordine.

 27 gennaio 2003 Lunedì

 La sveglia suona alle 6, bisogna prepararci per la partenza. Mi viene ricordato che durante la notte ho urlato. In effetti ho fatto un brutto sogno. Avrò fatto pari con chi ha sempre russato. L’ultima colazione in maloca non riserva niente di strano. Si comincia il rito dei saluti e delle foto di gruppo. Si parte, addio amici, difficilmente potremo dimenticarvi. Navighiamo sulla lancia guidata da Plinio. Ogni tanto bisogna scendere e spingere per superare una secca.Dopo circa un’ora e mezza arriviamo al villaggio di Samauma dove c’è ancorata la Certeza. Appena finito le operazioni di carico e scarico facciamo visita al villaggio fino ad incontrare Leo, Giovanni e Roberto intenti nel loro compito di ambulatorio dentistico. Il gruppo si è ricompattato. Si salpa alla volta si San Pedro, altro villaggio appartenente alla riserva Xixuau. Una visita veloce per vedere la cottura della mañoca. Lavoro povero ma molto importante per loro. Ripartiamo: ci viene proposto un'altra fermata a Itaquera per far rifornimento di birra e oggetti di artigianato locale. Artigianato sì, birra no. Che sfiga! Robby raccoglie 1° real a testa e compra delle bottiglie per fare l’ormai famosa caipiriña. Il villaggio è abbastanza vivo, gli abitanti cedono volentieri alle nostre richieste di foto e riprese. Quanta miseria! C’è un velo di tristezza in noi. Li salutiamo tutti  e con i nostri nuovi acquisti risaliamo a bordo per una lunga notte  di navigazione. Ci sono 11 amache in coperta e 7 al piano superiore. e’ difficile muoversi in queste condizioni, ma ormai siamo battezzati a tutto. Adesso faccio un giro della barca per rompere le scatole a qualcuno. Il battello procede la sua navigazione con non poche difficoltà, tra secche e capricci del motore andiamo molto a rilento. Decidono di fermarsi per farci fare un bagno ma la verità è che il motore ha bisogno di raffreddamento. Si ormeggia in una secca in mezzo a delle piante. Secondo me non è il posto più adatto per un bagno ma dopo qualche titubanza ci buttiamo. Un’acqua caldissima e nerissima, ormai non temiamo più niente.Dietro la regia di Manuela facciamo le lontre, la mia imitazione è perfetta. Giovanni è molto buffo, tra una risata e l’altra mentre Robby si improvvisa coccodrillo risaliamo a bordo. La Certeza comincia la manovra ma ha qualche problema: si è incagliata. Equilibriamo il peso e dopo alcuni tentativi prendiamo la nostra rotta. Manu sta proponendo la caipiriña accolta come sempre con entusiasmo ma come sempre qualcuno non regge. Questa volta è il turno di Giovanni, ma lo capiamo dopo 2 giorni di tanto lavoro si lascia andare. Indossa una camicia a fiori che dice è un’imitazione di un capo di vestiario del mitico Elvis. Tra un bicchiere e l’altro intona dei motivi e dulcis in fundo prende la brocca e si tracanna il resto della bevanda. E’ il turno di Daniela che dà il la a una serie di motivi. E’ brava a cantare. La sarabanda va avanti fin dopo cena. Sono le 20.30 e mi sdraio sull’amaca per affrontare questa notte sulle acque del Rio Negro.

28 gennaio 2003 martedì

E’ l’alba, la notte è trascorsa nel dormiveglia , il rumore del motore, il fumo e un po’ di freddo impediscono un sonno continuo. Approfitto della quiete per farmi la barba. Cominciano a svegliarsi un po’ tutti. Daniela è piena di bolle, si gratta di continuo. Dopo colazione si comincia questa lunga giornata di navigazione. “Crociera sul Rio Negro” Sono le 11.09 riprendo questo diario appena ripartiti da Novo Airao. Una cittadina abbastanza grande. Avevamo 2 ore di libertà, ne abbiamo approfittato per dissetarci e facendo acquisti in negozi di artigianato. Siamo anche riusciti, con fatica, a telefonare a casa: tutto bene. In riva alla spiaggia alcuni esemplari di delfini rosa che nuotano ci attirano. Dopo aver fatto provvista di bibite ripartiamo. La nostra tappa sarà la visita dell’albergo in piena foresta costruita da “Amazzonia ‘90”. La barca si ferma in un angolo di foresta allagata e con una lancia andiamo alla ricerca della sponda. Scendiamo tutti in costume e ci inoltriamo nella foresta, siamo proprio degli incoscienti. Un breve giro di perlustrazione ci fa capire che abbiamo sbagliato posto. Ritorniamo nella barca e notiamo che gli altri fanno un bagno; non mi sembra il posto ideale. Un  altro gruppo sempre a bordo della lancia va alla ricerca di qualche indizio. Poco dopo ritornano con delle indicazioni più precise e tutti ripartiamo per questa nuova visita. La navigazione dura poco, incontriamo la casa galleggiante del custode. Il sentiero si inerpica per una salita. In cima alla piana uno spettacolo desolante.Costruzioni e disboscamento. Giovanni parte alla carica e si scaglia contro il primo sfigato che lavora. Questo non la prende molto bene. Nasce una discussione accesa, Manu cerca di calmare gli animi. Ritrovata la calma ci viene spiegato il progetto “Amazzonia 90”, Il malcapitato colombiano, ci invita a visitare tutto il cantiere, è desolante, anche lui per alcune opere (vedi strada di 14 km mostra il suo dissenso ma ormai la frittata è fatta, entro 2 anni i lavoro dovranno essere ultimati. Io penso che tutto ciò non ha senso, che sia l’inizio di altri villaggi simili in piena foresta. Quel che è peggio ci sono imprenditori italiani. Fa un caldo soffocante, a stento respiriamo causa il fumo per i numerosi focolai di legname. Quanta tristezza e desolazione. Ritorniamo sui nostri passi, ci mostra i suoi prodotti artigianali ma ci sono molte e troppe parti di animali, nessuno compra niente. Si riparte per l’immenso fiume scuro.

Dopo aver cenato con l’immancabile riso e fagioli si aspetta la notte bevendo caipiriña. Daniela e Ale mostrano le loro ultime punture di insetti, per farle arrabbiare tiro in campo la scabbia. E’ l’ultima notte in Amazzonia ma c’è in serbo ancora una sorpresa. Verso le 23.30 la Certeza comincia lentamente ad accostare alla riva. Il motore ha ceduto.

La tensione è palpabile.

Siamo fermi in un acquitrino.

Robby ci dice che durante la notte la lancia partirà per Manaus alla ricerca di soccorso.

29 gennaio 2003 mercoledì

Sono le 4.45 quando la lancia si stacca dalla barca, con loro prendono i salvagenti. Promettono di essere di ritorno entro le 9.00 con un’altra barca o con un rimorchiatore. Si incomincia a smontare le amache e comporre gli zaini. L’attesa diventa spasmodica. Si cerca di scherzare ma non c’è collaborazione. Gabriele è il più provato. Ad un certo momento, verso le 9.30, Indio cerca di mettere in moto la barca, ci riesce e decide di partire molto lentamente. Ma ecco che arrivano i nostri,

Plinio a bordo di una lancia passeggeri arriva in nostro soccorso. Applausi e sorrisi, l’allegria ritorna. Si traslocano persone e bagagli e via veloci verso Manaus. Sono le 9.34 quando prendiamo il largo non senza prima aver salutato il nostro equipaggio. C’è un po’ di commozione e tristezza, ma ormai è ora di lasciare questa terra. Alle 10.38 attracchiamo a Manaus e trasportiamo i nostri bagagli sui pulmini poi partiamo per l’aeroporto.

Anche qui altri saluti: Cristina, Vittorio e Manuela. Per tutti è sempre una promessa di arrivederci. Ora ci aspetta un lungo viaggio in aereo.

30 gennaio 2003 giovedì

Il viaggio è stato lungo e abbastanza movimentato, causa le numerose turbolenze incontrate, una particolarmente grossa e paurosa.

Causa mia colpa sono arrivato a Bologna in calzoni corti e sandali. Fortunatamente Sara mi ha dato la sua giacca a vento. Pensavo che a San Paulo ci fosse lo sdoganamento. Dovrò stare più attento. All’aeroporto di Bologna siamo giunti in perfetto orario. Ad attenderci c’erano Ale, …..e Luca. Dopo avere salutato tutta la compagnia non senza un velo di tristezza, in macchina con Ale verso casa.

E’ finita una meravigliosa avventura, ora rimangono i ricordi e i commenti. E’ difficile trasmettere agli altri ciò che si è provato. Saranno le nostre parole e le varie documentazioni a provare a raccontarle.

Spero tanto di tornare in quella meravigliosa terra perché sarà la nostra continua sorveglianza a far sì che questo patrimonio del mondo possa sopravvivere. I nostri racconti, le nostre testimonianze si dovranno allargare a macchia d’olio fino a raggiungere le orecchie di chi è sordo.

L’Amazzonia deve sopravvivere.!!

Fattori Giuseppe - GEV di Rimini

Amazzonia 2003

Foreste per sempre

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